Borges nel labirinto del libro impossibile

Jorge Luis Borges è una moltitudine di mondi forse possibili. Un uomo – scrittore – labirinto che senza sosta ha scritto il misterioso libro del mondo con la facoltà sognante di un genio metafisico, improbabile e per tutto questo paradossalmente concreto.

Un genio che con ogni parola ha scompigliato l’ordine delle cose e in una relazione con il tempo circolare ha scritto della vita e della morte consultando tutti i libri che ha pensato in quell’immensa biblioteca che è stata la sua mente.

Sciascia questo ha scritto di Borges: «Ogni uomo colto è un teologo. Al contrario pochissimi uomini colti lo sono. E solo Borges, oggi, lo è in modo straordinario, eccezionale, totale. Il più grande teologo del nostro tempo. Un teologo ateo. Vale a dire il segno più alto della contraddizione in cui viviamo».

Il grande scrittore argentino conosce come pochi il piacere di perdersi nel labirinto dei libri, per questo si inventa una grande libreria immaginaria fatta di libri impossibili e quindi veri in cui perdersi come in un labirinto in cui le congetture della sua poesia articolando discorsi che provengono da un Altrove che porta sempre la verità del non detto, l’allusione nella quale smarrirsi.

La problematica e l’estro di Borges, come inventore e artefice di contenuti fantastici, con le sue trame inesauribili di narrazioni veridiche o favolose, surreali o apocrife, in una ricca gamma di toni candidi e maliziosi, ironici o grotteschi, ameni o macabri, si trovano su un piano diverso da quello della sua poetica congetturale, supremo fondamento e premessa formale della sua immaginazione lirica.

La lettura delle poesie di Borges ci conduce in un universo ricco di suggestioni dove l’universalità dell’Assoluto, la ricerca della Bellezza, la percezione dell’Eternità e le atmosfere pensanti del Sogno ci danno l’impressione di entrare direttamente nel cuore della grande biblioteca di ogni tempo, dove troviamo uno scrigno di tesori letterari offerti in una forma che conserva l’immediatezza, la naturalezza, l’umorismo raffinato del poeta sapiente e saggio.

La scrittura di Borges è sempre in sorprendente evoluzione: dall’abbandono delle «innocenti novità rumorose» alla conquista di una compostezza formale, elementi che gli consentono di tradurre in un linguaggio nitido, essenziale, diretto una intensa riflessione sul destino umano e l’enigmaticità del reale.

Maurice Blanchot scrive: «Borges sa che la rischiosa dignità della letteratura non consiste nel farci supporre dietro al mondo la presenza di un grande autore assorto in fantastiche mistificazioni, ma di farci provare la vicinanza di una strana potenza, neutra e impersonale».

Con una prosa ricca di suggestioni metafisiche lo scrittore apre il suo libro di sogni e di visioni e ci conduce per mano nel mistero delle parole, che è lo stesso dell’esistenza. L’immaginario e il reale si incontrano in un onirico dove le intuizioni filosofiche danno vita a una cosmogonia di pensieri in apparenza inafferrabili.

Nella poesia e nelle prose Borges fugge se stesso in altri se stessi, che gli fanno ancora più orrore: si insegue e nasconde attraverso simboli, ombre, metafore, enciclopedie, libri veri e immaginari.

Il mondo di Borges è un meraviglioso insieme di intuizioni filosofiche, religiose, morali, la voce delle inquietudini etiche e metafisiche del mondo intero. E lui è uno straordinario grande maestro della bagliore che ha camminato nell’oscurità perenne per giocare con la poesia una misteriosa partita a scacchi e come in un lungo sogno ha accarezzato la Bellezza, ha cercato la Verità perdendosi nel tempo immortale della Biblioteca di tutti i libri del mondo.

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Nicola Vacca

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste.
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