Lo sguardo senza volto

Il modello di penitenziario che Jeremy Bentham chiamò “Panopticon” è senz’altro una delle sue più note proposte di riforma delle istituzioni carcerarie del periodo dell’illuminismo, il merito di questa notorietà è senza dubbio di Michel Foucault. In “Sorvegliare e punire” Foucault conferì al “Panopticon” di Bentham una funzione simbolica di vasta portata probabilmente superiore a quanto Bentham medesimo si sarebbe aspettato insieme a molti dei suoi critici.

L’idea fondamentale di Foucault è la seguente: il Panopticon di Bentham fornisce per la prima volta,  il modello di una concezione e di una tecnica del potere moderno che configura una nuova modalità in cui il potere viene esercitato sui soggetti, ciò che Foucault chiamò potere disciplinare.

Pertanto da una impostazione per cui il potere viene elaborato come discendente dall’alto, da un sovrano posto ai vertici della scala gerarchica sociale, inteso quale potere di infliggere pene dolorose e spettacolari fino alla morte, si transita ad una tecnica di amministrazione del potere dove, lo stesso potere, si diffonde a raggiera in tutta la società, in maniera tale che sussistono molteplici centri di potere che controllano ampie parti della società. La nuova modalità di amministrazione del potere dispensa pene che diventano meno spettacolari, forse anche meno dolorose, ma più pervasive e totali, realizzando il passaggio dal dominio sulla morte al dominio sulla vita, dal dominio sui corpi alla riabilitazione dell’anima, da una prospettiva del potere come sovranità e obbedienza si passa a una concezione del potere come dominio e soggezione.

Il nuovo potere sostituisce alla legge e alla punizione strategie di controllo e normalizzazione, ottenute tramite l’elaborazione di nuove tecnologie di disciplina e soggezione. A tal proposito, il potere si realizza attraverso forme di discorso e di verità, ma anche regolamentazioni, leggi e misure amministrative che realizzano meccanismi di esclusione e strutture di disciplina che si inverano principalmente nelle istituzioni carcerarie, mediche e sociali.

La prigione diviene quindi la sintesi simbolica di sistemi di controllo che si diffondono in tutta la società, ovvero il quid pluris di soggezione sotto forma di violenza arbitraria e dispotismo, che va oltre l’amministrazione del diritto cioè del giusto processo e della sentenza, un quid pluris relativo alla prigione risponde alla ferrea logica della disciplina, in quanto struttura rivolta alla trasformazione degli individui.

Questa nuova modalità di esercizio del potere si realizza tramite la rielaborazione degli spazi e la riorganizzazione del tempo di lavoro e di vita delle persone. In questo contesto Foucault introduce il concetto del “Panopticon” come progetto gestionale che serve a rendere possibile un nuovo esercizio del potere più diffuso, penetrante ed efficace.

Quindi la manifestazione del potere come spettacolo terribile diventa privo di significato simbolico davanti all’esercizio del potere basato sulla visibilità continua e controllata dei soggetti e sull’occultamento del potere, attuando così una vera e propria inversione dell’economia della visibilità: “il potere disciplinare si esercita rendendosi invisibile; e, al contrario, impone a coloro che sottomette un principio di visibilità obbligatoria. [...] E per esercitarsi, questo potere deve darsi lo strumento di una sorveglianza permanente, esaustiva, onnipresente, capace di rendere tutto invisibile, ma a condizione di rendere se stessa invisibile. Essa deve essere come uno sguardo senza volto che trasforma tutto il corpo sociale in un campo di percezione: migliaia di occhi appostati ovunque, attenzioni mobili e sempre all’erta, una lunga rete gerarchizzata [...]” (M. Foucault, Sorvegliare e punire).

Il potere coincide con lo sviluppo di efficaci tecniche di sorveglianza, di un “microscopio della condotta” e un “campo di sorveglianza”, di gran lunga più efficaci e penetranti delle manifestazioni spettacolari di forza tipiche della precedente modalità di gestione del potere: “l’apparato disciplinare perfetto avrebbe permesso, con un solo sguardo, di vedere tutto, in permanenza”; è di tutta evidenza che l’attualità del “Panopticon” è di notevole portata, considerando il presente regime di controllo sanitario dovuto all’emergenza permanente elevata a metodo di governo mondiale, alla pervasività dei controlli sui dispositivi personali di comunicazione connessi alla rete, all’assenza di giustizia dovuto all’abuso dei poteri inquirenti e alla lunghezza dei processi, in poche parole alla mobilitazione totale della tecnica che è il coronamento del sogno illuminista della democrazia totalitaria e giacobina che Jeremy Bentham ha inconsapevolmente alimentato.

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Gianfrancesco Caputo

Nato a Brindisi nel 1966, funzionario statale. Ha ricoperto incarichi direttivi e cariche sindacali. È autore e si interessa a problemi del lavoro e politici (sia in chiave sociologica che filosofica)
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