La pietà del tempo

“Che ne sarà di noi?” Questa è la domanda che spesso ci affligge durante l’arco di queste settimane così intensamente vissute da un punto di vista psichico. Domande come questa ci spingono a fare i conti con le nostre paure inespresse e ci perseguitano lungo tutti gli spazi della nostra vita. Come potremo riattaccare i cocci della nostra esistenza frantumati da questo tsunami una volta che tutto sarà alle spalle? Altra domanda che può considerarsi più che lecita, dato il contesto in cui veniamo continuamente catapultati dai media, dalla società, dagli affetti, ma certo non può essere altrettanto lecito utilizzare le nostre energie solo per provare ad immaginare ciò che sarà delle nostre vite future, tentando di trovare una risposta a cui nessuno può rispondere.
In tempo di pace passiamo una moltitudine di momenti a desiderare di avere del tempo. Ci arrabbiamo con noi stessi, con gli altri, col fato, per non averne mai abbastanza. Bene, per uno strano scherzo del destino, di tempo ora, per chi non è impegnato sul campo e non si trova in prima linea, o per chi non è stato già colpito a tradimento, ce n’è in dosi massicce. Molti di noi potrebbero dire di essere ormai in “overdose da tempo”. È come se tutto questo tempo, quasi quasi ci infastidisse, talmente assuefatti a fare i conti con una vita che del vero tempo spesso ci concede solamente le briciole.
Ogni giorno assistiamo ad un susseguirsi di appelli istituzionali che ci invitano a stare a casa. Sì, certo, è importante stare a casa. Ma se il tempo che ora ci ritroviamo a poter sfruttare appieno non fossimo in grado di sfruttarlo davvero? Non sarebbe ugualmente un peccato avere del tempo e non essere nemmeno in grado di poterlo utilizzare? Non sarebbe un insulto a chi ormai di tempo non ne ha più a propria disposizione?
Costantemente ci riempiamo le ore di social media, di film, di videogiochi, intrattenimento vario. Ma siamo sicuri che sia il miglior modo di sfruttare ciò che ardentemente desideriamo? Se ad un tratto ci ritrovassimo noi stessi, ad essere gli sfortunati protagonisti del bollettino di guerra giornaliero, non proveremmo alcun tipo di rimpianto? Non ho certamente le risposte a queste domande, nessuno probabilmente ha la risposta giusta da dare alla domanda esistenziale sulle nostre sorti, ma se le risposte alle domande che sorgono spontanee a questo punto non sono quelle che vorremmo, dovremmo fare i conti con la nostra coscienza. Essa alla fine detta sempre legge su tutto. Non ho tutte le risposte che vorrei avere, ma una cosa posso dire con certezza: il peggiore dei mali oggi è avere tempo e non sapere come sfruttarlo. Il tempo raramente si mostra così clemente con noi. Difficilmente ci regala un’altra possibilità. Pensiamoci prima di maledire la prossima giornata da dedicare a noi.

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Manuel Sprechino

Dottore in psicologia clinica e della salute. Si occupa di formazione ed educazione. Appassionato di crescita personale. Insomma, tutto ciò che crea libertà ed indipendenza della carne e dello spirito
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