Numenio, un platonico di mezzo

Esiste un periodo di mezzo tra la chiusura dell’Accademia platonica, avvenuta nella prima metà del I secolo a. C. e la composizione, nel III secolo d. C., delle Enneadi di Plotino. Si tratta di un arco temporale estremamente importante ai fini della realizzazione di quella κοινή filosofica che egemonizzò il pensiero tardoantico sia in ambito pagano che cristiano, questa transizione di pensiero verrà chiamata dagli storiografi, a partire dal 1920, Medioplatonismo.

Nei primi secoli dell’era Imperiale, si assiste ad un costante declino del pensiero scettico che, dalla morte di Platone, da Arcesilao fino a Filone di Larissa, aveva dominato l’Accademia e, parallelamente, si impone una rinnovata chiave di lettura dogmatica e sistematica dei testi platonici.

È importante chiarire subito l’uso dei due termini sopra menzionati poiché, in un contesto filosofico contemporaneo, essi appaiono intrisi di una componente sostanzialmente negativa, cosa del tutto assente nell’antichità, in quanto per dogmatico si intende che a partire dal I secolo a.C. – con autori quali Antioco di Ascalona ed Eudoro di Alessandria – si impose la convinzione che nei dialoghi platonici fossero contenute dottrine positive, ovvero δόγματα concernenti, ad esempio, realtà cosmologiche, entità immateriali e divine, il rapporto uomo-anima ed altro ancora, mentre il temine sistematico rimanda alla compattezza significativa delle opere platoniche, ovvero che sotto ad un apparire polifonico della struttura dialogica, letteraria e contenutistica, Platone presenti sempre una natura unitaria e coesa, richiamando il detto eurodiano «Platone ha molte voci, ma non molte opinioni».

I medioplatonici, generalmente, hanno fatto affidamento su due teorie per difendere Platone dall’accusa di incoerenza, la prima è la cosiddetta soluzione a partire dalla maschera (Platone assegna le sue dottrine a diversi personaggi presenti nei suoi dialoghi, come ad esempio Socrate, Timeo, lo straniero del Sofista ecc.), la seconda, invece, è una classificazione per carattere che si basa sull’attribuzione di una natura istitutiva o indagativa dei dialoghi.

Con la morte di Platone, la corruzione scettica dell’Accademia e la sua relativa chiusura, si arrivò alla fine di un’autorappresentazione ed alla necessità di aggrapparsi ai testi del maestro, unico modo per attingere alla verità. Da qui nasce l’esigenza per i medioplatonici di portare avanti un lavoro esegetico e filologico dei dialoghi, commentandoli e lavorando attivamente su di essi, in particolar modo verrà dato ampio spazio al Timeo, seguito dalla Repubblica e dal Fedone, rimarcando assiduamente i concetti di Dio, Idee, Materia, Cosmo ed Anima. Possiamo, dunque, comprendere anche la scelta di molti medioplatonici di autodefinirsi πλατωνικοίe non più come ἀκαδημαïκοί, in virtù di un ritorno all’origine dottrinale di Platone, scansando l’illegittima parentesi scettica.

Una delle caratteristiche costanti e comuni del pensiero greco è lo sviluppo dottrinale su base di principi contrapposti, polarità che ritroviamo anche in Platone, basti pensare al Timeo ad alla contrapposizione tra realtà immutabile e realtà soggetta al divenire, tuttavia, proprio nel Timeo questo tipico dualismo greco si trasforma in tripartizione, non esiste, dunque solo un modello ed una realtà-copia, ma anche un demiurgo plasmatore garante dell’ordine sensibile.

Il massimo compito del platonismo fu proprio chiarire il rapporto all’interno di questa tripartizione e la chiave di lettura più condivisa fu su base teologica, individuando nel demiurgo il dio del cosmo e nelle Idee i pensieri del dio stesso. Tra i massimi esponenti medioplatonici che si avvicinarono ad una lettura teologica del Timeo ritroviamo senza alcun dubbio Filone Alessandrino, Alcinoo ed Attico (senza dimenticare anche lo stoico Seneca, in riferimento alle epistole 65 e 7), tuttavia una simile interpretazione del Timeo non fu pienamente soddisfacente, in primo luogo perché si poneva contro una più rimarcata lettura scientifico-filosofica del testo in cui non compare mai un palese primato del demiurgo ed in secondo luogo tendeva a far confusione tra il concetto di Idea e quello di dio.

Una soluzione al problema fu esposta da Numenio1 con l’introduzione di un πρώτος θεός superiore al demiurgo stesso.

Poiché Platone sapeva che presso gli uomini il demiurgo soltanto è conosciuto, mentre il primo intelletto che porta il nome di essere in sé, rimane completamente ignorato presso di loro, per questa ragione si sarebbe espresso all'incirca nei seguenti termini: “o uomini, colui che voi congetturate come l’intelletto non è primo, ma ve ne è un altro prima di questo, anteriore e più divino”. [Fr.17]

Nel pieno rispetto scientifico del Timeo, Numenio riusciva, così, a costruire un rapporto tripartito molto più semplice ed efficace tra il primo dio, il demiurgo e le idee, superando gli ostacoli nei quali si erano incagliati i sostenitori di una lettura teologica e ricollocando in modo più preciso ed efficace le Idee, non più concepite come pensiero divino, ma come realtà ontologica in sé autonoma.

È da precisare che se la tripartizione è presente in alcuni passaggi del Timeo, è altrettanto vero che la dottrina esposta dal medioplatonico di Apamea non si può ricavare esclusivamente da una sua lettura. Ciò non deve indurci, però, a pensare che Numenio abbia creato delle forzature esegetiche per valorizzare la sua tesi o inventato una teoria platonica ex novo, infatti Numenio ebbe la brillante idea di non fossilizzarsi su di un’unica opera, andando a completare ed a validare la sua interpretazione sulla base di altri dialoghi e fonti platoniche.

Senza ombra di dubbio, un punto di riferimento lo si trova nella II lettera Platonica, considerata da tempo immemore autentica e che presenta al suo interno tre diversi ordini di realtà, tripartizione che richiama quasi fedelmente quella formulata da Numenio, tuttavia sottoponendo a lettura il frammento 20 lasciatoci in eredità da Eusebio, possiamo ritrovare un esplicito collegamento diretto con la Repubblica:

Queste dottrine che stavano in tali termini, Platone le ha esposte diversamente a seconda delle circostanze: in particolare ha attribuito il senso corrente della parola ἀγαθός al demiurgo, scrivendo nel Timeo: ‘era buono’; ma nella Repubblica ha chiamato il bene “idea del bene”, visto che il bene è l’idea del demiurgo che a noi è apparso buono per partecipazione del primo e unico. Come gli uomini sono detti tali per l’impronta ricevuta dall’idea di uomo e i buoi per quella di bue, così, e verosimilmente, se il demiurgo è buono per partecipazione al primo bene, sarà l’idea del Bene il primo νοῦς, poiché è il bene in sé. [Fr.20]

Possiamo, dunque, comprendere che il Bene è Idea e che tra il demiurgo ed il Bene esiste una separazione ed al tempo stesso un collegamento. La separazione sussiste nel non identificare il demiurgo con il Bene, il collegamento, invece, vede il demiurgo qualificarsi come secondo dio per partecipazione del primo, in altre parole se il demiurgo è buono per partecipazione al Primo significa che il Primo Dio è l’idea del Bene, è Bene-in-sé.

Secondo l’esegesi di Numenio, il Primo Dio si configura come essere immobile la cui unica azione è autocontemplativa, esso è il padre del demiurgo, il dio mobile che guida il cosmo rivolgendosi dapprima al padre a poi alla materia, la vita stessa degli uomini è legata all’operato demiurgico [Fr.12 - 15], le idee invece sono intellegibili ed in virtù di ciò la causa sarà necessariamente un intelletto ed esso non può non essere che il Bene. Allo stesso modo, il demiurgo, volendo imitare il padre ed il suo rapporto con le idee, si rivolge alla materia divenendo garante del divenire e, dunque, del cosmo sensibile [Fr.16], Numenio, in altre parole, individua una vera e propria proporzione matematica tra gli intelletti:

Bene : Idea = Demiurgo : Cosmo

Nel III secolo d.C iniziò una nuova fase del pensiero platonico che gli storiografi chiameranno, solo in seguito, neoplatonismo, il cui intervento avrebbe dovuto creare una netta separazione con la tradizione precedente, eppure Plotino, massima icona del nuovo platonismo, restò affascinato dal pensiero di Numenio a tal punto da essere accusato addirittura di plagio.  Ovviamente le divergenze tra Plotino e Numenio esistono a partire dall’esigenza di trovare una causa al di là dell’essere, tuttavia l’impronta del filosofo di Apamea resterà sempre impressa in Plotino, affiancando l’intero sviluppo del neoplatonismo2, cessando solo con l’arrivo della cristianizzazione del pensiero platonico.

Note

1 Sulla vita di Numenio di Apamea sappiamo molto poco, stando alle parole di Clemente Alessandrino, il suo ακμή sarebbe collocabile nella seconda metà del II d.C. Dai frammenti in nostro possesso, sappiamo che egli si interessò molto alla tradizione sia filosofica che religiosa, si occupò, difatti, della cultura dei Bramani, dei Magi e degli Egizi. Fu esperto di interpretazioni allegoriche di testi mitologici e religiosi, con particolare interesse rivolto alla cultura giudaica ed alla figura di Mosè (alla quale si ricollegano Pitagora e Platone). In sede filosofica, Numenio prende le distanze dalla stagione scettica dell’Accademia, che a suo dire è rimasta fedele fino agli insegnamenti di Polomone e vede nella sospensione del giudizio (ἐποχή) sostenuta da Arcesilao, il principale elemento di discrepanza con la tradizione Platonica. Numenio è uno dei rappresentanti più profondi della tradizione medioplatonica il cui pensiero è orientato verso una gerarchizzazione della sfera divina. Egli scriverà sei opere, di cui le più importanti sono “Sul bene” e “L’infedeltà degli accademici nei confronti di Platone”.

2 Basti pensare alle accuse mosse da Proclo nei confronti di Numenio ritrovabili nei frammenti 21 e 22. In particolare nel fr.21 Proclo attribuisce a Numenio una tripartizione divina facendo del Primo Dio il padre, del Demiurgo il produttore ed il Cosmo il prodotto, tuttavia tale testimonianza appare poco attendibile in quanto in nessun altro frammento Numenio va a considerare il cosmo come un Dio.

Bibliografia essenziale

  • I Medioplatonici. Opere, frammenti e testimonianze, Bompiani editore, 2015.
  • Margherita Isnardi Parente, Studi sull'Accademia platonica antica, Olschki editore, 2012.
  • Aristotele, Metafisica.
  • Platone, Timeo, Repubblica, Parmenide.
  • Platone, Lettere.
  • Plotino, Enneadi.
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Danilo La Palomenta

Laureato con lode in Scienze Filosofiche ed esperto in Human Resources Management, si interessa particolarmente di filosofia antica, tardoantica e medievale.
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